Trauma della perdita, preservare la memoria
Apr201312

[Da SOS Tata Magazine n.5]

La scomparsa della nonna ha segnato la piccola Giada, che piange e fa capricci. Per superare il lutto serve conservarne un ricordo sereno.
Pianti su pianti. Continui, veementi, conditi da capricci di ogni sorta. Giada fa storie su tutto, non ubbidisce e, nei suoi lamenti, trascina spesso il fratello piccolo, Cristian. È come se ci fosse un vuoto, anzi, quel vuoto c’è. Ed è quello lasciato dalla nonna materna Silvana, scomparsa due anni prima. Punto di riferimento per l’intera famiglia: sia per la bambina sia, ovviamente, per mamma Raffaella. A un tiro di schioppo dalle Alpi, Beura-Cardezza è un piccolo e tranquillo borgo piemontese della provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Un ciclone, tuttavia, rischia di smuovere persino le montagne. Quello di casa Cevini. Dove urla e piagnistei scuotono le mura domestiche. Nonché il sistema nervoso di Raffaella, casalinga, e papà Pier, operaio che ogni giorno si sveglia all’alba per andare a lavorare in Svizzera. Bisogna ritrovare il sorriso e la serenità.
La sera, prima di andare a nanna, la piccola Giada scoppia spesso in crisi di pianto. Un fiume di lacrime apparentemente ingiustificato. Ma la ragione c’è, eccome: “Voglio la nonna!”, dice fra i singhiozzi. La mancanza di nonna Silvana per lei è un trauma ancora non superato. Come lo è per l’intera famiglia Cevini. È trascorso del tempo dalla sua dipartita, ma la ferita è sempre aperta. Era una figura molto presente nelle dinamiche della casa. Soprattutto con la nipote e la figlia. Giada era costantemente seguita dalla nonna, e con lei svolgeva una miriade di attività. Tra l’altro, dava anche manforte ai genitori, perché accudendo i piccoli li sollevava da diverse incombenze. Serve un aiuto per tentare di superare il lutto.
L’unico modo per affrontare il trauma della perdita è preservare il ricordo della persona cara. Riservarle uno spazio della memoria che non può mai venir meno. Sconsigliato utilizzare frasi sbagliate, come alle volte fa mamma Raffaella con la figlia, del tipo “se piangi, la nonna è triste”. Perché in questa maniera è come se la bambina avesse delle responsabilità in proposito. A lei non compete il problema della morte, bensì il ricordo positivo, e quanto più possibile sereno. Così, durante il capriccio, è utile fermarsi un attimo e raccontare una storia positiva riguardante il familiare scomparso. Una cosa che anche mamma Raffaella, nei momenti di sconforto, può fare con sé stessa. È importante riproporre attività che la piccola svolgeva con la nonna, come, per esempio, coltivare piantine. A Raffaella allora il compito di continuare la tradizione del giardinaggio! Mamma e figlia comprano una bella piantina da sistemare in un vaso. Questa piacevole attività rende la bambina felice e le permette di elaborare in maniera serena la perdita dell’amata nonna, e serbarne un bel ricordo.