Sindrome del follower: cos’è e perché esiste
Mar201328

L’Istat rivela che meno di due italiani su tre hanno un computer e poco più della metà dispone di un accesso al web. Per circa 15 milioni di adolescenti e giovani fino a 35 anni invece la tecnologia, il computer, gli smartphone e i tablet sono i migliori amici. Facebook e i social network sono il pane quotidiano. I numeri sono allarmanti, o quasi: secondo un’indagine condotta da ISPO per l’Osservatorio Salute AstraZeneca, un giovane fra i 16 e i 35 anni su due soffre di quella che gli psichiatri hanno ribattezzato la “sindrome del follower”. 7 milioni di giovani ammettono di non riuscire a fare a meno di essere connessi.

Ecco i numeri:
– il 47% dei giovani non riesce a fare a meno di internet;
– uno su tre non sopporterebbe di vivere senza smartphone;
– 1 su 5 passa ore, ore e ancora ore sui social network, Facebook e Twitter in testa.

I dati davvero allarmanti arrivano però dai giovani con meno di vent’anni:
– un milione e duecentomila dipendenti dal web;
– 850mila inseparabili dallo smartphone;
– 600mila “malati” di social network.

Secondo l’esperto Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psichiatria: “I ragazzi sono fanatici, ormai, della comunicazione a tutti i costi: soprattutto le giovani donne amano parlare e lo fanno con tutti i mezzi possibili, compresi quelli elettronici, tanto da battere i coetanei maschi nella diffusione delle dipendenze da web, smartphone e social network. Il problema è che confondono la vita reale con quella raccontata in rete, il proprio vero sé con il profilo su Facebook”.
Forte è la componente dell’insicurezza, che condizionerebbe le relazioni dei giovani, che nella rete trovano una via di fuga, una scappatoia, un escamotage perfetto per affrontare in primis se stessi e in secondo luogo gli altri. Spiega l’esperto: “Il bisogno di apparire e raccontarsi agli altri sul web può rendere incapaci di ‘connettersi’ a se stessi, di guardarsi dentro. Per questo è importante che i ragazzi capiscano di non essere solo un profilo su un social network: non bisogna limitarsi a interagire con gli altri solo attraverso la tecnologia ma riscoprire il piacere degli incontri in carne e ossa, non si deve misurare il proprio “successo” con il numero di follower e amici su Twitter o Facebook”.
L’insicurezza, inoltre, è esplicitata da alcuni dati importanti: l’86% dei giovani ha come prima preoccupazione il lavoro, con un 47% che teme di non riuscire a trovarlo o mantenerlo. Altrettanti hanno paura per la propria situazione economica, uno su tre è spaventato dall’eventualità della miseria o delle malattie. Insomma, un’insicurezza generazionale diffusa. Se dunque la situazione è questa, il web si dimostra come oasi nel deserto, capace di rassicurare, cullare e per un po’ quantomeno anestetizzare.

[Fonte: Corriere.it – Foto by”PictureYouth” on Flickr.com]