Sempre più adolescenti dipendenti dal web. Si chiama Sindrome di Hikikimori
Gen201331

A quanto pare, in Italia è in crescita la web-dipendenza negli adolescenti tra gli 11 e i 16 anni. Secondo recenti rilevazioni, 240mila ragazzi trascorrono mediamente più di tre ore al giorno davanti al computer e per questo motivo si stanno diffondendo disturbi gravi come la sindrome di Hikikomori, una dipendenza che riguarda diversi adolescenti e che si traduce in un vero e proprio isolamento sociale, caratterizzato dalla costante presenza sul computer dall’uscita di scuola fino a tarda notte. La sindrome di Hikikomori ha delle caratteristiche precise: il bambino o adolescente frequenta la scuola con un profitto sufficiente e poi viene completamente assorbito dalla realtà parallela, non ha amici, se non la playstation o il computer, e passa 10-12 ore quotidianamente in una dimensione virtuale. Questo fenomeno, già presente in Giappone dalla seconda metà degli anni ottanta, ha incominciato a diffondersi negli anni duemila anche negli Stati Uniti e in Europa. La parola hikikomori fu coniata dal dott. Tamaki Saito, direttore dell Sofukai Sasaki Hospital, quando cominciò a rendersi conto della similarità sintomatologica in un numero sempre crescente di adolescenti che mostravano letargia, incomunicabilità e isolamento totale. Il dott. Saito è oggi il maggior esperto di questo disturbo. A segnalare il fenomeno in Italia è la Fnomceo (Federazione italiana degli ordini dei medici) sul suo sito. Questi adolescenti non sono autistici, né soffrono di fobia scolare. Il più delle volte riescono a raggiungere la sufficienza nelle materie scolastiche, confermando che frequentano l’ambiente didattico come una sorta di obbligo, e poi si ritirano dal mondo reale per calarsi completamente in quello virtuale.
Inoltre rifiutano le attività ludiche (sport, socialità) e e tendono a trasferire il tutto in un contenitore virtuale che assorbe completamente la loro vita. Si tratta di una delle forme emergenti di dipendenza che sta lievitando, purtroppo, e che spesso viene confusa con situazioni psicopatologiche diverse. Una dipendenza che va affrontata e prevenuta innanzitutto attraverso la conoscenza del fenomeno che è invece ancora sottaciuto. 
Sul tema si è espresso – interpellato da LaStampa.it – il dottor Luca Bernarndo, direttore del reparto di Pediatria dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, il quale afferma che la riabilitazione dei bambini e dei ragazzi web-dipendenti non è facile né breve: “In media ci vogliono dai 3 agli 8 mesi di terapia di supporto clinico. Da un lato bisogna `disintossicarli´, e dall’altro indirizzarli verso altri interessi. Serve anche il coinvolgimento dei genitori, che molto spesso non sono consapevoli della gravità del disturbo, né hanno le conoscenze per controllare i figli che sono più bravi di loro al pc».
In conclusione, mamme e papà, non è il caso di vietare ai vostri figli l’utilizzo del computer su tutta la linea, ma stabilite in famiglia orari e tempi di utilizzo, parlate con loro delle tecnologie e siate disponibili a rispondere alle loro curiosità e domande sul tema. Ma soprattutto non lasciateli troppe ore da soli davanti allo schermo del PC.