La rabbia infantile è più facile da gestire con il linguaggio
Apr201316

Regole e capricci spesso fanno rima e i vostri bambini sono portati a modo loro a esprimere rabbia e sentimenti forti, attuando tecniche di sfinimento che sfociano in pianti, urla e manifestazioni forti di disagio e frustrazione. La rabbia per bambini è un sentimento difficile da esprimere se non attraverso gesti eclatanti e talvolta addirittura plateali, urla e pianti sono all’ordine del giorno, semplicemente perché i bambini non sono capaci di gestire e canalizzare la rabbia e comprendere i loro sentimenti è una tappa fondamentale. Secondo uno studio pubblicato su Child Development, le competenze linguistiche aiutano i più piccoli a sviluppare maggior autocontrollo. Il modo migliore per canalizzare gli stati d’animo, è quello di definirli e di dargli un nome.
I ricercatori del Dipartimento di psicologia dell’Università della Pennsylvania hanno monitorato 120 bambini, dall’età di 18 mesi fino a 4 anni. I bambini dai tre anni in su sono stati gli unici in grado di riuscire a canalizzare un sentimento frustrante come quello dell’attesa: i bimbi sono stati messi nella condizione di aspettare prima di poter scartare un regalo. I bambini con migliori competenze linguistiche tendono con più calma a chiedere supporto alla mamma («hai finito?», «chissà cosa c’è?») rispetto ai coetanei meno chiacchieroni, e a quattro anni esprimono meno rabbia riuscendo a distrarsi facendo qualcos’altro. Pamela Cole, docente di psicologia alla Pennsylvania State University, spiega: “Il linguaggio e un ricco vocabolario aiutano infatti i bambini a verbalizzare le emozioni e a usare l’immaginazione per sopportare un’attesa che a quell’età può essere frustrante”.
È bene notare come sentimenti intensi come rabbia e frustrazione tendano a diminuire nell’età scolare, quando i bambini acquisiscono un maggiore bagaglio culturale e una padronanza più allargata della lingua. I ricercatori sottolineano: “I bambini che imparano a parlare precocemente e bene riescono meglio a esprimere i propri bisogni con le parole, a pensare prima di agire, anche alle regole (“mamma ha detto di aspettare”), e a spostare l’attenzione dall’oggetto o dall’attività desiderata. Insomma, manifestano maggior capacità di autocontrollo”.
Giorgio Rossi, neuropsichiatra infantile all’Istituto neurologico Mondino di Pavia, approfondisce: “Infatti, i bambini che hanno capacità linguistiche poco sviluppate tendono ad agire più impulsivamente e aggressivamente perché, non riuscendo a spiegarsi con le parole, tendono a parlare con i fatti. Anche i bambini iperattivi tendono a controllarsi meno, non riuscendo a contenere la propria impulsività”.
La rabbia infantile comunque non va negata o messa a tacere, come spiega Deborah Plummer nel libro Esprimere la rabbia (Erickson, 2010): i bambini hanno bisogno di linee guida, di educazione per imparare a gestire i propri sentimenti e il terreno fertile, è quello familiare. Giorgio Rossi infatti osserva:
“Se l’ambiente sociale in cui vive è segnato dal disagio e dal degrado, così come se i genitori rivendicano il diritto e la validità pedagogica delle percosse, può essere più difficoltoso imparare a trasformare la propria rabbia in emozioni più gestibili e comunicabili con le parole. Eppure oggi si è sempre pronti a soddisfare le richieste dei bambini, sottovalutando che i no aiutano a crescere. Mamma e papà dovrebbero fissare dei limiti e delle regole, anche se un loro no può essere frustrante per i figli. La gestione della frustrazione, del resto, è una tappa importante per la crescita: a tutti noi nella vita capita di dover sopportare piccole frustrazioni e se non si impara da piccoli sarà più difficile poi farlo da grandi”.

[Fonte: Corriere.it – Foto by MiikaS on Flickr.com]