La dermatite atopica colpisce quasi un bambino su due. La Federazione Italiana dei Medici Pediatri spiega le cause e fornisce consigli
Mar201313

Dall’Europa arriva la notizia: boom di casi di dermatite atopica. Colpisce quasi un bambino su due. Le cause possono essere varie – abitudini alimentari, l’assunzione di farmaci, abitudini voluttuarie o lavorative in caso degli adulti – ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) valuta che circa un terzo delle malattie infantili dalla nascita a 18 anni nella Regione Europea possa essere attribuibile all’ambiente insalubre o insicuro che tende a gravare specie sui bambini al di sotto dei 5 anni, con picchi del 43%. Se poi consideriamo che la prevalenza è più che raddoppiata nelle ultime tre decadi, triplicata nelle aree industrializzate, tanto che la dermatite atopica è ormai la più diffusa fra le affezioni cutanee in età pediatrica, la cosa si fa un po’ allarmante. Con la dermatite atopica sono aumentati anche i ‘costi di gestione’ socio-economici. Di questo si è parlato alcuni giorni fa a “L’eccellenza incontra l’eccellenza”, un incontro internazionale a Montecarlo, organizzato dalla Federazione Italiana dei Medici Pediatri (FIMP).
Giuseppe Mele, Presidente della FIMP, ha dichiarato in proposito: “La dermatite atopica è la più diffusa delle malattie dermatologiche in età pediatrica ed è provocata principalmente da fattori genetici. Questo significa che se un genitore ha una manifestazione atopica nel 60% dei casi potrà esserne affetto anche il figlio, percentuale che aumenta fino all’80% se entrambi i genitori hanno la patologia, mentre in una famiglia non atopica la probabilità che ne venga colpito il bambino è di circa il 20%”.
Giuseppe Ruggiero, Referente Nazionale della Rete Dermatologica della FIMP spiega: “Sono moltissimi i bambini affetti da malattie della pelle di cui non è possibile dare una stima esatta. Ciò che invece è possibile affermare è che queste patologie sono in costante aumento, tanto che oggi il 20-30% delle visite che ogni pediatra esegue nel proprio ambulatorio riguarda anche problemi dermatologici, con una maggior prevalenza di dermatite atopica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) valuta che circa un terzo delle malattie infantili dalla nascita a 18 anni nella Regione Europea possa essere attribuibile all’ambiente insalubre o insicuro che tende a gravare specie sui bambini al di sotto dei 5 anni, con picchi fino al 43%.
La ragione di una percentuale così elevata va ricercata in tre ordini di fattori:
1) una maggiore suscettibilità del bambino, poiché gli organi e i sistemi in rapida crescita attraversano periodi di elevata vulnerabilità;
2) il metabolismo ancora immaturo che può essere meno capace di detossificare ed espellere le sostanze chimiche
3) la maggiore esposizione per unità di peso corporeo ai danni ambientali (i bambini bevono più acqua, utilizzano più alimenti degli adulti e hanno una frequenza respiratoria maggiore con un più elevato scambio di gas”.
Il presidente Mele fornisce utili consigli per contrastare questo genere di patologie: “Per meglio controllare l’evoluzione della dermatite atopica diventa dunque estremamente importante agire su quei fattori non correlati all’ambiente e che possono aiutare a prevenire o lenire i maggiori disturbi, rappresentati da prurito, eczemi, secchezza diffusa, perdita di compattezza e turgore, comedoni e punti neri, brufoli, specie nelle zone a maggior rischio di dermatite quali le mani e il viso (più esposti) o le gambe e le ginocchia (maggiormente soggette allo sfregamento degli indumenti). Questo è possibile educando la mamma e/o i genitori ad acquisire comportamenti auto-gestionali corretti sia nel trattamento della patologia, con l’uso costante di creme emollienti per contrastare la secchezza cutanea o di prodotti antinfiammatori (cortisonici per uso topico) in caso di lesioni infiammatorie”.
Oltre a tutto questo, è importante seguire un’alimentazione corretta, sana e bilanciata, ricca di frutta e verdure (per assumere vitamine e sali minerali), pesce, grassi di origine vegetale, fibre e cereali, arricchita da un buon apporto di acqua e da un limitato consumo di bevande zuccherate e cibi troppo raffinati diventa particolarmente importante in inverno quando la pelle è privata dei benefici del sole e la dieta è più ricca di carboidrati e grassi. “In questa direzione – conclude Il dr. Mele – è importante il nostro test di screening, ‘NutricheQ’, nato da un progetto della nostra Scuola U-TRE della Federazione Italiana Medici Pediatri (acronimo di “Uno-TRE” anni, cioè appositamente studiato sulla dieta del bambino tra 1 e 3 anni). Redatto sotto forma di questionario che deve essere compilato dai genitori per aiutare il pediatra a individuare coloro che potrebbero avere bisogno di maggiore supporto o informazioni in merito agli aspetti legati alla nutrizione del bambino.

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