Il 40% degli adolescenti non pratica sport. Tra le cause dell’abbandono, non diventare campioni e l’arrivo di nuovi interessi
Mar201307

Quasi il 40% degli adolescenti italiani, tra i 13 e i 14 anni, non pratica alcuna attività sportiva oltre alle 2 ore settimanali previste a scuola. La percentuale raggiunge il 44% tra le ragazze. Il dato proviene dall’edizione 2012 dell’Indagine della Società Italiana di Pediatria su Abitudini e Stili di Vita degli Adolescenti. L’indagine è stata realizzata mediante somministrazione di un questionario a risposte chiuse a un campione nazionale rappresentativo di 2081 studenti (1042 maschi – 1039 femmine) frequentanti la classe terza media inferiore.
Secondo Giovanni Corsello, Presidente della Società Italiana di Pediatria, “Un adolescente, in questa fascia d’età, dovrebbe praticare almeno un‘ora al giorno di attività fisico-sportiva, che non significa necessariamente attività agonistica, ma può essere anche solo correre in un parco. Un’esigenza connaturata alla specifica fase di sviluppo, ma che oggi diventa ancora più necessaria considerando sia lo stile di vita troppo sedentario dei nostri ragazzi, sia le abitudini alimentari spesso non corrette e sbilanciate in eccesso”. Corsello punta il dito anche sull’attenzione molto residuale della scuola verso l’attività sportiva, che “non aiuta una generazione che preferisce nutrirsi di Facebook e Ruzzle e comincia a mischiare reale e virtuale”.
Parlando invece di sport e attività fisica, Silvano Bertelloni, pediatra adolescentologo dell’Università di Pisa e membro del Direttivo dell’Associazione Laboratorio Adolescenza, fa notare come “il problema maggiore sia l’abbandono precoce (parziale o totale) in età adolescenziale dello sport. Non è in discussione l’accesso iniziale (circa l’80% dei bambini italiani tra 6 ed i 10 anni ha l’opportunità di seguire almeno una pratica sportiva, secondo i dati Censis 2006)”. Bertelloni spiega: “Il motivo principale sta nella disillusione prodotta dai risultati. Difficilmente un ragazzo prosegue l’attività sportiva quando si rende conto che l’ambizione di diventare un campione gli è oggettivamente preclusa. Discorso analogo (ma con implicazioni psicologiche anche peggiori) quando l’ambizione è soprattutto dei genitori, per cui l’adolescente sente una pressione esterna che gli rende ancora più insopportabile proseguire in una attività sportiva nella quale non eccelle”. In questo senso, però, c’è da riportare comunque un dato positivo, ossia che nell’82% dei casi la scelta dello sport è stata fatta dal diretto interessato, mentre solo il 10% ha subito “pressioni” dai genitori.
Un’altra causa di abbandono precoce è il subentrare di nuovi e più forti interessi, quali l’attrazione da parte del gruppo dei pari e, soprattutto, le prime pulsioni sentimentali e sessuali. Non a caso sono proprio le ragazze, che hanno una maturazione sessuale anticipata rispetto ai maschi, ad abbandonare per prime lo sport. Anche in questo caso un ruolo importante lo gioca il basso “valore sociale” che ha in Italia lo sport, a meno che non sia praticato “da campioni” e, quindi, fonte di fama e ricchezza.
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A conclusione una domanda sorge spontanea: è proprio il caso dare così poca importanza all’attività fisica, considerandola spesso (anche a scuola) un’attività secondaria?

[Fonte: Corriere.it – Foto by PictureYouth on Flickr.com]