Farmaci generici sconsigliati per i bambini
Mag201320

I dati che giungono sono allarmistici e li fornisce uno studio chiamato Health Policy, del quale si è parlato al 69° Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria, che si è svolto recentemente a Bologna. La ricerca in questione dimostra infatti che la metà dei pediatri italiani (48,2%) tratta meno del 20% dei bambini con i farmaci generici equivalenti, mentre solo il 13,5% li utilizza su più del 50% dei propri pazienti.
Giovanni Corsello, presidente della Società Italiana di Pediatria chiarisce: “Nei farmaci equivalenti la legge consente un margine di tolleranza del 20% sulla biodisponibilità, ossia sulla concentrazione del farmaco nel sangue. Una variabilità poco significativa nell’adulto, ma che nel bambino può essere causa da un lato di sovradosaggio o dall’altro di inefficacia della terapia. Cautela, quindi, perché l’obiettivo del risparmio non prevalga su quello della sicurezza in una fascia delicata come l’infanzia”.
Al problema della bioequivalenza, va a sommarsi quello degli edulcoranti e degli additivi, utili alla conservazione del farmaco. Spiega infatti Roberto Bernardini, presidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica: “Nel generico questi ingredienti possono essere diversi rispetto a quelli utilizzati nel farmaco di marca e si tratta di sostanze che possono dare luogo a reazioni orticarioidi, talvolta erroneamente imputate al principio attivo”.
Il vero annoso problema dei farmaci per i più piccoli, è quello della sperimentazione: la mancanza di prodotti farmaceutici testati su soggetti pediatrici è allarmante. I motivi sono essenzialmente due: la parte etica che rende difficile fare i test sui più piccoli e dall’altro lato il quasi totale disinteresse del mercato farmaceutico ad effettuare test su una fetta di mercato così piccola rispetto a quella a cui si rivolgono generalmente.
Gianvincenzo Zuccotti, direttore della Clinica Pediatrica dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano analizza: “La somministrazione dei farmaci alla popolazione pediatrica si è sempre basata sui dati farmacocinetici, farmacodinamici, di sicurezza e tollerabilità estrapolati dagli studi realizzati esclusivamente sulla popolazione adulta, mentre sappiamo che il bambino non può essere considerato semplicemente un “piccolo adulto” dal momento che esso è un organismo in crescita e che i processi di assorbimento, distribuzione, metabolismo ed eliminazione delle molecole farmacologiche vanno incontro a progressiva maturazione e possono pertanto non essere quantitativamente e qualitativamente sovrapponibili ai medesimi processi nell’adulto”.
Alla norma del Regolamento Europeo sui farmaci pediatrici introdotta nel 2007, che ha imposto alle aziende farmaceutiche di testare i nuovi farmaci anche sulla popolazione pediatrica, sono coincisi i primi risultati positivi e 28 farmaci hanno ricevuto una nuova indicazione pediatrica.

[Fonte: Corriere.it – foto by e-MagineArt.com on Flickr.com]