Attenti alla bua dei vostri figli
Mag201302

Quando il vostro bambino sbatte, cade, si ferisce, soffre e anche se apparentemente assorbe il malessere e il dolore, dietro alla contusione potrebbero esserci problemi più grandi. È bene dunque che i controlli vengano effettuati nel migliore dei modi e in maniera approfondita, nonostante spesso gli stessi medici tendano a “sottovalutare” talvolta le bue.
Secondo un’indagine condotta dal Gruppo di studio Fimp nazionale terapia del dolore e terapia palliativa, il 63% dei pediatri risponde che un bambino che dice di avere dolore deve essere sempre trattato, ma fra questi il 42% non utilizza alcun metodo per la rilevazione del dolore, il 31% non ritiene utile trattare il sintomo prima di una diagnosi, il 71% è preoccupato degli effetti collaterali dei farmaci oppioidi e il 61% auspica un approccio multidisciplinare al dolore.
Il presidente Fimp Giuseppe Mele afferma offre un’importante soluzione e una spalla su cui appoggiarsi quando si tratta di ferite e dolori a cui i vostri figli sono soggetti: con indagini e corsi di formazione – uno tra tutti ‘Nientemale Junior’, che si è potuto svolgere grazie al contributo di Angelini (www.nientemale.it) – per educare i medici alla cultura del dolore inutile e al suo trattamento, per evitare che in alcune particolari situazioni (suture, riduzione di fratture) non si ritenga necessario nei piccoli pazienti ‘spegnere’ il dolore procedurale.
Giuseppe Mele spiega e approfondisce: “Il dolore pediatrico, in particolare lieve e moderato, è una condizione frequente nei più piccoli fin dai primi mesi, con forte impatto sulla qualità della vita e sullo svolgimento delle attività quotidiane. Senza la necessaria copertura antalgica causa conseguenze a breve (peggioramento clinico, complicanze) e a lungo termine (dolore cronico, alterazione della soglia del dolore, problemi socio-relazionali)”
C’è inoltre una grandissima differenza tra le cure passate e quelle odierne, tra la medicina ieri e oggi, tra com’era e com’è: “Fino a 30 anni fa molti interventi venivano condotti senza copertura antalgica e ancora oggi il dolore cosiddetto ‘procedurale’, legato a suture o riduzione di fratture, spesso non viene controllato. Occorre dunque sensibilizzare in maniera capillare la popolazione medica pediatrica al fatto che il bambino non solo prova dolore, ma che più è piccolo di età maggiore sarà la sua percezione a parità di stimolo. Dunque il nostro impegno deve essere rivolto anche ad aiutare il bambino a esprimere il suo dolore, valutandolo con apposite scale, ancora sottoutilizzate”.
Gli strumenti per la cura sono diversi: la possibilità di eseguire una anamnesi con il sistema Pqrst (acronimo di individuazione del dolore rispetto alla ‘provocazione’, ‘qualità’, ‘irradiazione’, ‘severità’, ‘tempo’), alle scale di auto ed etero valutazione che si basano sulla descrizione che il bambino o una persona esterna riesce a dare del dolore, e che comprendono le scale visivo-analogiche, colorimetriche, le scale intervallari (le faccette) e le autovalutazioni verbali con progressioni di gravità, interviste strutturate e questionari. A queste si aggiungono poi dei metodi fisiologici che, in relazione ai normali parametri organici, valutano l’aumento di frequenza cardiaca e respiratoria, la pressione arteriosa, la sudorazione palmare, la riduzione della saturazione transcutanea di ossigeno.

[Fonte: AdnKronos – Foto by storyvillegirl on Flickr.com]