Alimentazione dei bambini: tre regole importanti
Mag201330

Obesità e alimentazione non corretta sono due dei fantasmi che accompagnano i genitori durante la crescita dei figli. Sono tre le linee guida del mangiar sano indicate da Andrea Vania, presidente dell’ECOG (European Childhood Obesity Group), intervenuto al 69esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria che si è svolto a Bologna.
Rispettare le regole è importante e i genitori hanno un ruolo fondamentale, come spiega Vania: “Devono essere i genitori e non i figli a decidere cosa mangiare, mentre oggi assistiamo sempre di più a una sorta di dannosissimo menu à la carte proposto ai bambini, anche piccoli, per assecondare le loro voglie e i loro desideri alimentari. Invece i bambini devono abituarsi a mangiare quello che i genitori ritengono opportuno che si mangi, in base a scelte operate con criteri diversi rispetto al solo “mi piace – non mi piace”. Varietà, perché uno degli elementi essenziali di una buona dieta, in particolare per un soggetto in età evolutiva, è proprio il non fossilizzarsi su un numero ristretto di alimenti, anche se scelti secondo criteri nutrizionalmente ineccepibili. Equilibrio, infine, perché oggi è molto diffusa la tendenza da parte dei genitori a sovralimentare i bambini anche quando è del tutto evidente che non ce n’è alcun bisogno”.
Andrea Vania approfondisce l’importanza fondamentale che devono avere i genitori quando si tratta di nutrire i propri figli: la loro presenza deve essere attenta e costante e non possono permettersi distrazioni o leggerezze. Spesso e volentieri, infatti, sono loro a rimpinzare i figli: “C’è sempre l’insano confronto con l’amichetto o l’amichetta che mangia di più, senza tener presente che il fabbisogno nutrizionale è assolutamente individuale; dall’altro lato, a volte è vero che molti bambini, ai pasti, rifiutano la “porzione” anche se è quantitativamente corretta, ma questo è spesso frutto del fatto che hanno mangiato disordinatamente tra un pasto e l’altro e che arrivano a tavola senza più appetito. Anche evitare questa cattiva abitudine fa parte di quel rispetto delle regole che invoco e che prescinde dal tipo di alimenti. Intendo dire che se tra un pasto e l’altro, invece di merendine e dolciumi, si mangia ogni ora una mela, ugualmente non è un fatto positivo, perché una corretta alimentazione significa un mix corretto tra alimenti, quantità e tempi”.
L’uso del cibo biologico che tanto sta andando di moda è consigliato, ma pur sempre molto costoso. L’esperto Vania spiega: “È bene essere consapevoli di cosa significa biologico: prodotto agroalimentare realizzato con un utilizzo nullo o bassissimo di additivi chimici e utilizzando tecniche rispettose degli equilibri e dei ritmi naturali. Per capirci, un carciofo prodotto in serra senza additivi chimici non è un vero prodotto biologico. Il prodotto biologico dovrebbe avere una totale tracciabilità e rintracciabilità su luoghi, metodi, componenti utilizzati, filiera del trasporto. Ad oggi, seppure la legislazione che regola tutto questo ambito esista, l’applicazione delle norme e il controllo sono ancora molto vaghi con un’eccezione per le carni, che sono certamente più controllate. Fatta questa doverosa premessa, un prodotto biologico è certamente più sano: basti solo pensare che la ‘durata’ di un alimento ottenuto attraverso coltivazioni biologiche è minore e quindi deve essere necessariamente consumato più fresco, il che preserva maggiormente le qualità organolettiche e nutrizionali”.
Certamente però il cibo biologico ha oltre che vantaggi anche dei contro, soprattutto quando non si conosce alla perfezione la sua tracciabilità e conclude: “Anche se non ci fosse alcuna barriera economica – premette il presidente ECOG – la produzione biologica potrebbe coprire solo una piccolissima parte della domanda. Avere un’alimentazione totalmente biologica è quindi pressoché impossibile, per cui: niente fanatismi. Sul rapporto costi/benefici per quanto concerne, in generale, l’alimentazione dell’infanzia, specie in una situazione economica molto pregiudicata, ciò che in coscienza mi sento di dire è che, in assenza di latte materno, anticipare l’introduzione del latte vaccino nella dieta di un lattante togliendogli prematuramente i latti per l’infanzia (certamente più costosi) procura un danno al bambino. Potergli offrire una mela biologica è un regalo in più che gli si fa. Partendo da questi parametri, ogni famiglia sarà poi in grado di fare ciò che ragionevolmente può permettersi”.

[Fonte: Corriere.it – Foto by subewl on Flickr.com]